Perù: distopica Juliaca

Siamo a 30 km dal Lago Titicaca, in Perù.Nessuno si ferma a Juliaca, viene usata soltanto come tappa obbligatoria fra gli aeroporti più vicini e Puno.

Nessuno si ferma a Juliaca, dicevo, tranne me.

Gli edifici non sono rifiniti, i marciapiedi nemmeno, l’asfalto non esiste.Non sembrerebbe così traumatico, sì, un po’ di polvere qua e là, impatto visivo strano, però proseguo… voglio arrivare nella parte centrale della città. A pochi passi dalla bettola in cui passerò coraggiosamente una notte, imbocco la strada per il centro e da questo cartello mi rendo conto che c’è qualcosa di strano, di molto strano.

Questi cosi motorizzati, intuisco che siano i taxi di Juliaca, portatori sani di simpatia, senonché quel cartello con la donna super incinta e la scritta “consultorio” inizia a preoccuparmi: cure, sutura, pianificazione familiare, iniezioni misteriose, pillola del giorno dopo, vitamine, consigli, il tutto con consultazione gratuita. E’ chiaro che sono finita in un esperimento della CIA, o forse stanno girando un film David Lynch coi suoi nani di Twin Peaks. Mi lascio alle spalle il consultorio dove non avrei affidato nemmeno un pesce rosso ed arrivo, finalmente, a capire di che si tratta questa benedetta Juliaca.

Sono finita in un livello di Inception, non c’è altra spiegazione.Ai miei occhi, prende forma il mercato di Juliaca, ottimisticamente costruito sulla linea dei binari che trasportano i turisti dal nord al sud del Perù, su un trenino grottesco dove tra flauti e poncho colorati, si possono osservare dall’alto del finestrino scene strabilianti di sporcizia, immondizia, feti di lama in cestini putridi venduti per pochi pesos, embrioni di maiale di sospetta utilità, bambini scalzi fra gli escrementi e vecchi disorientati seduti a terra.

Ed è nelle migliori condizioni igieniche che qua ci si siede sui binari e si vendono, ad esempio, fiori gialli!

Dopo aver camminato fra feti, escrementi ed invitantissimi fiori gialli, scopro che il mercato si snoda in una specie di piazza centrale, popolata da quei cosi motorizzati e scene di improbabile follia.

A Juliaca non ci sono i semafori. Non esistono. Quindi in sostanza ognuno va dove diavolo vuole con varie cose con ruote annesse.

Finché nella merda ci sono finita anch’io. Prendo uno di quei cosi motorizzati diretta alla mia bettola dove avrò uno svenimento psicofisico, ma non prima di aver scattato l’ultima foto: “Juliaca mia” afferma orgoglioso il cartello di questo coso. Già, come non amarla?…Juliaca mia… L’ultimo pensiero, prima di scappare da lì al mattino seguente, dev’essere stata una considerazione tanto banale quanto inquietante: per gli abitanti di Juliaca, Juliaca è normale.

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