Progetto Fihrm-la

Sotto la lente dei latinoamericani

Entrare in America Latina significa entrare in uno stato di disgraziata serenità. Non hai nessun motivo per pensarlo a guardarti bene intorno, ma sai che te la caverai, con la testa un po’ china per una spietata fede d’esportazione e ancora più in basso, in tasca, la Pachamama, nascosta, da stringere in salita ma senza che nessuno lo sappia.

Entrare in America Latina significa, ancor prima, imparare a nuotare in una variante della lingua spagnola che ha ben poco a che fare con Ibiza, Madrid o i Paesi Baschi. Di quell’idioma un pò duro, fiero ed orgoglioso, dalle reminiscenze arabe di una jota violenta, alla zeta pizzicata e gridata nel cuore di una corsa di tori, si impara a nuotare nella dolcezza dell’oceano spagnolo, dove l’altezza andina toglie fiato e consonanti ed il mare caraibico in tempesta ti spettina verbi e parole.

In un tappeto di ricchezze naturali senza fine ed immancabilmente espropriategli da “qualcun altro, qualcuno da fuori”, l’America Latina è la dimostrazione della sopravvivenza umana al confine fra magia e fantascienza, dove, come dicevo, sai che te la caverai e nella disgraziata serenità in cui respiri, nasce la poesia degli ultimi che riconsegnano all’occhio l’estetica al rovescio: gli ultimi saranno i primi. Ad essere fotografati, almeno.

Nasce così l’iniziativa della Federazione Internazionale dei Musei dei Diritti Umani in merito all’Articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, secondo il quale “ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori da esso, devono godere della stessa protezione sociale”.

Ma l’Articolo 25 forse è pigro, non ci è ancora salito su quelle montagne o forse di tutta l’America Latina, si è fermato all’Avana a bere rum col fantasma di Hemingway, mentre 30 fotografi cercavano in giro per il continente ‘quella goccia di splendore’ fra baracche e favelas.
Le 30 gocce di splendore sono oggi distillate nel catalogo ufficiale della mostra che, itinerante ed instancabile, dall’Argentina al Guatemala, fra Messico e Cile, sta cercando i diritti umani ad ogni porta ed in ogni angolino.
La mia bimba, l’orfana di un minatore che continua a vivere ai piedi della miniera che si è mangiata suo padre, io sono sicura che ora, se la guardi bene, ti sta sorridendo.

Il catalogo scaricabile, le storie dei luoghi e delle fotografie sono tutti qui: https://www.fihrm-la.org/fihrm-la-en-accion/.

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