Gitani

Nomadi, zingari, sinti, rom, girovaghi, errabondi, giostrai, cartomanti, tzigani, gypsy, tutto fuorché un popolo vero, mi si dirà. Ladri, sporchi, rubano i bambini, non si sa da dove vengano, non si sa che lingua parlino, furboni e disonesti, zozzi ed incivili, mandano i loro stessi figli ai semafori, indovini e lestofanti, loro non vogliono integrarsi… Ma qual è il problema di ‘sta gente?

Noi. Il primo problema degli zingari siamo noi. Il secondo è che non gli piace scrivere.

India, 1300 circa: iniziano a spostarsi verso l’Europa, sono nomadi e non concepiscono il concetto di sedentarietà, parlano il romanes, diretto discendente del sanscrito, la lingua definita impeccabile, perfetta, la più adatta per l’informatica secondo la Nasa, la più vicina al punto di vista di Siddharta. Per alcuni secoli convivono indisturbati nelle terre europee, finché il tentativo di incasellarli fallisce e cede di fronte al desiderio di sterminarli tutti. “Popolo” deve necessariamente coincidere con dei confini geografici, per lo schema mentale occidentale; “lingua” deve necessariamente coincidere con una grammatica scritta; fare l’indovino, leggere la mano, curare con le erbe medicinali conosciute nei secoli in viaggio è inammissibile per l’europeo, sono troppo strani, sono diversi e non li capiamo. 

1558, la Repubblica di Venezia stabilisce che è lecito uccidere gli zingari anche senza pena, per il solo fatto di essere zingari: inizia il genocidio. Dal Nord Europa si leggono resoconti delle battute di caccia dove si annoverano fra cinghiali e fagiani anche adulti zingari con bambini. Ci si appella all’esercito per ammazzare l’etnia nomade; chi sopravvive viene venduto come schiavo e prostituta nella piazza del mercato di schiavi più grande d’Europa, ovvero la Romania; Lombroso ne studia i tratti somatici e stabilisce che chi li possiede è più incline alla delinquenza; nazismo e fascismo aprono la pagina più orribile in assoluto, perché i rom sono considerati appartenenti alla razza ariana, quindi invece che ucciderli al primo colpo, saranno destinati agli esperimenti. Pagina orribile, dicevo, ma pagina bianca, senza parole, perché agli zingari proprio non piace scrivere e se non fosse stato per gli ebrei, eccellenti coltivatori di memoria e di libri, ancora oggi forse non ne sapremmo niente.

Se il genocidio è avvenuto senza parole e senza testi, il pregiudizio è ormai ben innestato nelle menti e grida a squarcia gola: “rubano i bambini!”.L’Università di Verona ha condotto uno studio per un ventennio intero, girando tutte le procure italiane, fino al 2008 e non vi è un solo caso di furto di minore per mano di rom.Si sa che spesso il colpevole accusa l’innocente del suo proprio misfatto e così la Pro Juventute, un’associazione umanitaria svizzera, ruberà letteralmente circa 2000 bambini zingari dalla loro madri, in nome dell’eugenetica. Dal 1926 al 1972, i bambini sottratti in maniera del tutto illecita vengono affidati a delle famiglie svizzere, oppure rinchiusi negli ospedali psichiatrici, dove per risolvere il loro “problema linguistico” vengono immersi anche per 24 ore in vasche di acqua gelida con delle assi di legno al collo a immobilizzarli. La maggior parte delle bambine viene violentata dai padri affidatari, i pochi sopravvissuti vivono nel disagio e ancora, non hanno nessuna intenzione di scriverne (un approfondimento disponibile che fa eccezione è la scrittrice sopravvissuta Mariella Mehr).

“Ma non lavorano!!”Ma perché, qualcuno darebbe mai lavoro a uno zingaro?
In un ospedale di Torino il primario è una donna zingara; mente da tutta la vita, dice di essere slovena, ha mentito anche al marito e ai figli. Altri zingari, che vivono in case identiche alle nostre, sono nelle forze dell’ordine, calciatori famosi, elettricisti, commessi.Ma se prima non avevano voglia di scrivere, ora non hanno voglia nemmeno più di parlare.
E nel silenzio che avvolge la loro storia, nella poesia della lingua sanscrita, in quelle musiche un po’ arabe e un po’ spagnole, fra quei visi autentici, due roulotte e tre baracche, nascono queste fotografie del popolo senza confini, della lingua senza grammatica e della violenza subita a cui comunque non hanno mai risposto con altra violenza, a dimostrazione che si può girare il mondo da circa 2000 anni senza fare altre guerre.